René Magritte: L’esprit de la géométrie

Vi chiedo di osservare bene il quadro e di prendere carta e penna.

Che cosa vi suscita questa immagine?

Ascoltate il vostro corpo, quale sensazione state provando?

Cosa notate del quadro e scrivetelo.

Ora distogliete lo sguardo e passiamo ad un’altra domanda.

Se vi chiedessi di descrivere il vostro volto, sareste in grado di farlo? Tipo, avete le orecchie a sventola o regolari, il viso quadrato o ovale?

Non vi vedo negli occhi ma a questo punto dovreste rispondere: SI, magari a grandi linee ma sono in grado.

Ok, e come fate a sapere come è fatto il vostro viso?

Non vi vedo negli occhi ma a questo punto dovreste rispondere: bhe, mi vedo quando al mattino mi guardo nello specchio.

Bravi, proprio così. Ora pensate a questa banalità: senza uno specchio non saprei come sono fatto. Per vedere chi sono devo andare davanti ad uno specchio.

Ecco, il quadro ci racconta questa storia. Come vediamo, sul corpo del bambino è raffigurato il viso della madre e sul corpo della madre c’è il viso del bambino. Ovvero il bambino per vedere chi è deve andare davanti ad uno specchio e lo specchio per un bambino sono gli occhi della madre.

Nella stessa misura, quando la madre guarda il figlio rivede sé da bambina.

Se il bambino guardando gli occhi della madre li vede sorridenti, allora capisce di essere bello e amabile.

Se vede due occhi che lo approvano, allora sa di essere ok, capace.

Se vede due occhi che lo disapprovano, allora penserà di avere qualcosa di sbagliato, non ok.

Se incontra il vuoto allora pensarà di essere non amabile e così brutto che non vale la pena di essere guardato.

Ora, datevi il permesso di scrivere sul vostro foglio, qual è l’immagine che avete visto di voi, guardando gli occhi di vostra mammma. Non censuratevi, siate onesti con voi stessi. Datevi tempo.

E’ da questa immagine che noi incominciamo a costruire la nostra identità.

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